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Abbigliamento dimagrante: la nuova rivoluzione cosmetica

Abbigliamento dimagrante: la nuova rivoluzione cosmetica

25 Dicembre 2017

Le avete provate tutte: creme, gel, massaggi, fanghi e cerotti.

Ma nulla: la cellulite sedimentata non vuole proprio abbandonare i vostri fianchi.

Preparatevi, perché da oggi l’adipe in eccesso potrebbe avere le ore contate.

Merito della nuova rivoluzione in campo cosmetico, già disponibile nelle migliori farmacie: l’abbigliamento dimagrante.

Di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

Abbigliamento dimagrante: dimagrire vestendosi

Combattere la cellulite da oggi è semplicissimo: basta infilare un paio di leggings o di calze e lasciare che facciano effetto.

Semplicità, efficacia e niente stress: questa è la promessa incredibile dell’abbigliamento dimagrante.

Come funziona?

Attraverso l’azione sinergica di 3 principi:

  • Il principio modellante: la calza cosmetica gode di una speciale compressione graduata che stimola la circolazione delle gambe e favorisce l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Le gambe a fine giornata sono leggere e riposate, naturalmente sgonfie e snelle.
  • Il principio termico: la calza a contatto con la pelle stimola la produzione di calore che penetra in profondità e favorisce lo scioglimento dei grassi, anche i più ostili.
  • Il principio cosmetico: ecco la rivoluzione! All’interno del tessuto delle calze dimagranti sono nascoste microcapsule che contengono potenti principi attivi cosmetici formulati per contrastare la pelle a buccia d’arancia. Con lo sfregamento e l’azione continua sulla cute, le capsule contenute nelle calze si rompono e i prodotti snellenti, come caffeina, alga rossa e vite rossa vengono rilasciati e attivati.

I capi di abbigliamento dimagrante sono facilissimi da usare: basta indossarli e dimenticarsene.

Ideali da indossare in casa – anche di notte – sono perfetti anche per un utilizzo quotidiano, come normali indumenti per la vita di tutti i giorni.

In un solo gesto la lotta contro la cellulite è iniziata!

7 consigli per mantenere cuore e cervello in salute

7 consigli per mantenere cuore e cervello in salute

23 Dicembre 2017

L’intero organismo è mosso da cuore e cervello: due organi che vanno mantenuti in salute per garantire il benessere al corpo intero.

Come farlo?

Prestando attenzione alle abitudini quotidiane: ecco 7 consigli per prendersi cura di cuore e cervello e preservarli da possibili patologie.

  1. Monitorare costantemente la pressione e controllare che valori siano inferiori a 120/80 mmHg. Se non avete in casa lo strumento per misurare la pressione, recatevi in farmacia. Questo servizio è comodamente offerto in ogni punto vendita.
  2. Tenere sotto controllo il colesterolo: quello totale deve risultare inferiore ai 200 mg/dl (ovvero milligrammo per decilitro) di sangue.
  3. Controllare periodicamente il livello di glicemia nel sangue. I valori medi corretti devono essere compresi tra i 70 ed i 100 mg/dl. Chiedete comunque conferma al vostro medico di base e tenete in considerazione i valori di riferimento indicati da ogni laboratorio analisi.
  4. Svolgere regolare attività fisica senza sforzi, ma con continuità. Preferite un allenamento soft, come una camminata veloce o un po’ di nuoto, e abbiate cura di essere costanti e di eseguirlo almeno 3 volte a settimana.
  5. Seguire una dieta quanto più possibile equilibrata e varia. Moderate l’apporto di carboidrati, proteine, grassi, frutta e verdura scegliendo per ogni categoria di alimenti la giusta quantità.
  6. Cercare di perdere i chili di troppo e di alleggerire l’intero organismo evitando accumuli di grasso nei vasi sanguigni.
  7. Smettere subito di fumare e non abusare di bevande alcoliche.

Seguendo queste semplici 7 regole è possibile preservare la salute di cuore e cervello e ridurre notevolmente il rischio di esporre questi organi alle principali patologie.

Parlane con il tuo medico o con il tuo farmacista e chiedi il supporto specializzato di un esperto.

Intolleranze alimentari? Si scoprono in farmacia!

Intolleranze alimentari? Si scoprono in farmacia!

21 Dicembre 2017

Ne soffre il 5% della popolazione adulta e il 10% di quella infantile: stiamo parlando delle allergie e delle intolleranze alimentari, intese come reazioni avverse all’ingestione di determinati cibi.

Un fenomeno complesso e molto soggettivo sia dal punto di vista dei sintomi manifestati che sotto il profilo degli alimenti “sotto accusa”, capeggiati sempre più spesso da glutine e lattosio.

La gravità delle allergie e delle intolleranze alimentari può variare a seconda della sensibilità dell’individuo: la reazione infiammatoria all’assunzione di un alimento può andare da un semplice gonfiore, ad un rash cutaneo, fino ad una più seria difficoltà respiratoria.

Oltre il laboratorio: il test per le intolleranze è in farmacia

Per una diagnosi approfondita delle intolleranze alimentari, il primo consiglio è sempre quello di rivolgersi al medico di fiducia e di farsi prescrivere specifici esami di laboratorio.

Se, tuttavia, dagli esami di routine non dovessero emergere evidenze e nel frattempo i sintomi come sonnolenza, difficoltà digestive, asma, acne, orticaria ed emicrania dovessero persistere, è possibile eseguire in farmacia un test veloce e sicuro.

Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal dito eseguito attraverso un apposito kit disponibile nelle farmacie che offrono il servizio e quindi esaminato da laboratori ad hoc.

L’obiettivo?

Verificare il dosaggio di specifici anticorpi che il nostro organismo produce in risposta all’assunzione di alcuni alimenti, investigando un ampio campione di ingredienti che può comprendere fino a 180 elementi.

Negli individui con una spiccata ipersensibilità ad alcune proteine alimentari il test restituirà, in una decina di giorni, un responso positivo.

Che fare se si scopre un’intolleranza alimentare?

È tempo di correre ai ripari, ma senza preoccupazioni!

Molte farmacie, in abbinamento al test, offrono anche specifici consigli nutrizionali ed un percorso alimentare altamente personalizzato, per vivere il piacere della buona tavola senza stress!

Assumere farmaci solo con acqua: altri liquidi potrebbero essere dannosi

Assumere farmaci solo con acqua: altri liquidi potrebbero essere dannosi

19 Dicembre 2017

Dovete prendere la solita compressa di metà mattina e avete a portata di mano un bicchiere di succo di frutta: decidete di assumere il farmaco così, del resto, che sarà mai?

Sbagliatissimo: per la corretta assunzione di farmaci, per il loro normale assorbimento e per la loro migliore funzionalità è fondamentale prendere i medicinali solo con acqua naturale.

Il motivo?

Alcune sostanze presenti negli alimenti e nelle bevande che ingeriamo, possono legarsi ai farmaci ed innescare strane reazioni.

È il caso del succo di pompelmo che, assunto in grandi quantità o ingerito insieme ad un medicinale, può interferire con l’assorbimento e con il metabolismo di alcuni ingredienti dei farmaci, specialmente quelli per l’ipertensione, per il cuore e per il colesterolo. Anche il succo di mirtillo e le tisane energizzanti, come quelle al ginko o al ginseng, andrebbero evitate nei pazienti che si sottopongono a terapie anticoagulanti, perché ne aumentano l’efficacia con il rischio di emorragie.

Vietatissimi, poi, gli alcolici per assumere farmaci di ogni tipo: il mix medicine-alcool è rischioso e può generare effetti collaterali anche gravi, specialmente per i pazienti che assumono terapie che agiscono sul sistema nervoso centrale.

Quando prendete un farmaco, poi, evitate di ingerirlo con del latte: il calcio contenuto in questa bevanda può limitare l’assorbimento corretto di alcuni principi attivi contenuti in numerosi antibiotici.

Insomma: ingerendo la compressa con la bevanda sbagliata possiamo rischiare di inibire l’efficacia del farmaco o di incorrere in effetti collaterali. Meglio prestare attenzione e, in caso di dubbi, chiedere consiglio al medico e al farmacista di fiducia.

Prevenire il Fuoco di Sant´Antonio: in farmacia c´è il vaccino

Prevenire il Fuoco di Sant´Antonio: in farmacia c´è il vaccino

17 Dicembre 2017

Se avete contratto la varicella da bambini, potreste essere soggetti al Fuoco di Sant’Antonio da grandi.

Il virus Varicella-Zoster, infatti, anche dopo la guarigione della patologia infantile tende ad annidarsi all’interno dell’organismo e potrebbe ripresentarsi in età matura, alimentato da un calo delle difese immunitarie.

Capita, quindi, che superati i 50 anni possano comparire segni di affaticamento, mal di testa ed eritemi cutanei su collo, schiena e torace, simili a quelli della varicella, che lasciano poi spazio a dolorose croste: tutti questi sintomi possono indicare la presenza del Fuoco di Sant’Antonio, una patologia che unisce uno sfogo cutaneo ad un dolore nevralgico, anche molto intenso e persistente.

Quali cure per il Fuoco di Sant’Antonio?

Una volta riscontrata la patologia, i farmaci antivirali sono l’unica soluzione per contenere l’evoluzione del problema e portare il paziente verso la guarigione, che può richiedere anche 12 mesi. In abbinamento, spesso, i medici somministrano una terapia antidolorifica, che però non sempre si rivela efficace dato il forte dolore che il paziente può lamentare.

Come agire, quindi?

Meglio prevenire e valutare la possibilità di vaccinarsi, anche in modo gratuito per i pazienti che hanno superato i 65 anni o per i soggetti più giovani ma comunque considerati a rischio.

Il vaccino, che da diversi anni è disponibile in farmacia e che si esegue in un’unica dose per via sottocutanea, è efficace e previene il contagio di Herpes Zoster nel 70% dei casi. Anche nei pazienti vaccinati in cui la malattia dovesse manifestarsi, è stato riscontrato come questa avvenga in modo più lieve, senza eccessive complicazioni.

Non aspettare: se fai parte delle categorie a rischio o se semplicemente vuoi prevenire la comparsa di una patologia che può avere conseguenze anche gravi, chiedi consiglio al tuo medico e al tuo farmacista.
Gli italiani si curano da soli: ma in modo intelligente

Gli italiani si curano da soli: ma in modo intelligente

15 Dicembre 2017

46 milioni: sono questi gli italiani che secondo una ricerca di Censis in collaborazione con Assosalute ogni anno scelgono di auto curarsi con farmaci da banco, per risolvere i piccoli acciacchi di ogni giorno, senza pesare sul Sistema Sanitario Nazionale.

I piccoli problemi di salute, passeggeri e non preoccupanti, riguardano quasi 50 milioni di italiani, di cui 20 milioni ne soffrono periodicamente.

Tra le patologie più comuni, spicca il mal di schiena (40%), i sintomi da raffreddamento (36%), il mal di testa (26%) e il mal di stomaco (16%).

Di fronte a questi problemi, quasi 3 italiani su 4 preferiscono risolvere la patologia curandosi da soli, con farmaci da banco che non richiedono prescrizione medica.

Il motivo? Gli italiani pensano di conoscere bene il proprio corpo e di saper identificare con precisione le proprie piccole patologie, spesso ricorrenti. Per 1 italiano su 6, poi, ricorrere ai farmaci da banco è molto più veloce e rapido, senza attendere la trafila della visita con il medico di base.

Un atteggiamento che potrebbe sembrare superficiale, ma che rivela invece una grande attenzione alla salute e al benessere.

È vero che gli italiani si curano da soli, ma mai senza aver informato il medico e consultato il farmacista (lo fa il 70% dei pazienti) e sempre leggendo il foglietto illustrativo dei farmaci da banco (lo fanno più di 8 italiani su 10).

In caso di insuccesso della terapia “fai da te”, poi, quasi il 90% dei pazienti si rivolge al medico per una visita più approfondita e il 36% chiede aiuto al farmacista, per trovare insieme una cura più adatta al problema.

Addio piedi secchi in 3 step

Addio piedi secchi in 3 step

13 Dicembre 2017

Soffrite di piedi secchi e screpolati?

Non trascurate il problema: dietro un semplice inestetismo può nascondersi una richiesta di aiuto della pelle ed il problema, senza la giusta attenzione, può peggiorare creando fastidio e dolore.

Stop ai piedi secchi in 3 step

Avere piedi al top, vellutati e levigati, è un vero piacere in tutte le stagioni.

Ecco una veloce beauty routine in 3 step per ammorbidire la pelle dei piedi!

  1. Riattivare la circolazione e addolcire la cute con i pediluvi

Piedi secchi e stanchi a fine giornata? Immergeteli in un catino colmo di acqua fresca: in soli venti minuti il pediluvio donerà sollievo ai piedi rimasti chiusi per ore nelle scarpe e darà uno sprint alla circolazione.

Per un’azione soft ed emolliente, invece, immergeteli in una bacinella di acqua tiepida, dove avrete sciolto bicarbonato, un pugno di sale grosso, il succo di un limone e qualche goccia di olio essenziale alla lavanda. Sarete sorpresi di come, in pochi minuti, i piedi risulteranno morbidi, setosi e purificati nel profondo.

  1. Eliminare le cellule morte con lo scrub

Dopo il pediluvio, quando la cute è estremamente ammorbidita, approfittate per eseguire uno scrub: un rimedio beauty per eliminare dolcemente lo strato superficiale di pelle secca.

In farmacia trovate un’ampia varietà di peeling ad hoc, da quelli con formulazione in gel a quelli dalla texture più cremosa. Qualsiasi sia la vostra preferenza, applicate lo scrub sui piedi eseguendo movimenti circolari ed esercitando una leggera frizione.

Terminato il trattamento, rimuovete il tutto con abbondante acqua fresca.

  1. Idratare a fondo

Ora che la pelle è levigata e libera dalle cellule morte in eccesso, è tempo di idratare.

Per farlo in modo naturale, prima di andare a letto cospargete i piedi con una maschera super nutriente a base di olio di sesamo: un ingrediente potentissimo per contrastare secchezza e ruvidità.

In alternativa potete usare burro di karité o provare sulla pelle un composto a base di glicerina e acqua di rose.

La dritta in più? Per non macchiare le lenzuola indossate dei calzini in cotone!

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

11 Dicembre 2017

La comparsa del primo capello bianco è un duro colpo per molti: un segnale inequivocabile che l’invecchiamento sta ufficialmente iniziando.

La causa della canizie – così si indica tecnicamente il fenomeno dei capelli bianchi – è da ricercare nel calo della melanina presente nei bulbi piliferi del cuoio capelluto.

Con il passare degli anni la concentrazione di questo elemento diminuisce, rendendo meno efficace il processo di pigmentazione.

La decrescita della melanina nei capelli, quindi, lascia la chioma sempre più priva del suo colore naturale e la espone ad un progressivo sbiancamento.

Si tratta di un percorso naturale che può essere, però, influenzato da diversi fattori: come una carenza di minerali o un deficit vitaminico, che possono compromettere la naturale rigenerazione cellulare ed accelerare la comparsa dei temutissimi capelli bianchi.

Ecco come agire.

Supplementi vitaminici contro i capelli bianchi: ecco i migliori

Assumere integratori vitaminici può rallentare l’incanutimento. Ecco quali sono i più attivi:

  • Rame: un elemento critico per favorire la produzione di melanina e sostenere la pigmentazione dei capelli. Dove trovarlo? All’interno di integratori specifici o in alimenti come le lenticchie, i semi di girasole o le mandorle;
  • Vitamina del Gruppo B: tutte le vitamine del gruppo B, in particolare la B12 e la B5, sono importanti per garantire la vitalità e la salute dei capelli;
  • Selenio: un principio attivo antiossidante e stimolante per il sistema endocrino, in grado di sollecitare la produzione di alcuni ormoni connessi con la salute dei capelli e con il loro processo di invecchiamento;
  • Magnesio: quando manca questo elemento, il corpo inizia a produrre radicali idrossili che agiscono come agenti sbiancanti e fermano la produzione di tirosinasi, l’enzima connesso con la produzione di melanina.

Se la comparsa dei capelli bianchi ti spaventa, in farmacia puoi trovare numerosi integratori utili per dare sostegno all’organismo e favorire il processo di rigenerazione cellulare del cuoio capelluto. Chiedi all’esperto!

L’artrite reumatoide si cura con una pasticca

L’artrite reumatoide si cura con una pasticca

09 Dicembre 2017

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato l’ingresso nel mercato medico nazionale, e la sua rimborsabilità, di un nuovo farmaco in compresse in grado di curare l’artrite reumatoide, bloccando l'infiammazione e limitando i danni a livello fisico.

Merito degli effetti della molecola Baricitinib contenuta nelle pastiglie che tra qualche tempo saranno acquistabili in farmacia e a disposizione degli oltre 400 mila connazionali che soffrono di questa patologia.

I benefici di questo nuovo farmaco sono molteplici: la cura è più adeguata e molto più efficace rispetto a quelle a base di metotrexate ad oggi esistenti, gli effetti collaterali sono limitati, e la somministrazione è decisamente più semplice.

Basti pensare che fino ad ora l’artrite reumatoide è stata trattata esclusivamente con iniezioni: una modalità tutt’altro che pratica, soprattutto per questi pazienti con difficoltà motorie dovute ai danni articolari provocati proprio dallo stato di avanzamento della patologia.

Grazie alla molecola Baricitinib presente nel nuovo farmaco, invece, l'artrite reumatoide farà meno paura.

La malattia autoimmune che porta ad una progressiva disabilità con serie conseguenze sulla vita quotidiana, potrà essere controllata nei sintomi e addirittura sconfitta.

I dati raccolti in fase di sperimentazione parlano chiaro: l'assunzione quotidiana di una compressa da 4 mg ha permesso di monitorare la malattia, riducendo il dolore già nelle prime settimane di somministrazione.

Non solo: gli studi clinici sul Baricitinib condotti in pazienti affetti da artrite reumatoide, hanno riscontrato diminuzioni dal 20% al 70% rispetto alla condizione clinica di partenza.
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